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Ridateci il Darwin Day a Milano!

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Il 12 febbraio Charles Darwin avrebbe compiuto 201 anni. E come tutti gli anni intorno a quella data numerose città italiane si accingono a festeggiare l'anniversario con il Darwin Day. Dall'elenco manca ancora Milano. Il Museo di storia naturale del capoluogo lombardo, che per primo ha lanciato questa iniziativa in Italia giunta ormai alla sesta edizione, non intende più sostenere la manifestazione.

Ogni anno i protagonisti del dibattito evoluzionistico internazionale e nazionale si confrontavano fra loro e con il pubblico. Il tutto ha visto il suo culmine nel 2009 con i moltissimi eventi dedicati a questi temi, tra cui la grande mostra Darwin 1809-2009 che ha visto tra le sue sedi anche Milano. Il Darwin Day è stato per anni un evento molto apprezzato e grazie al suo stile divulgativo era pensato e calibrato per un pubblico curioso, non necessariamente di addetti ai lavori. Non sono mancati i riconoscimenti pubblici a questa manifestazione, fra cui l'Ambrogino d'oro dato quest'anno a una delle sue promotrici.

Chiediamo al direttore del Museo di storia naturale di Milano Enrico Banfi e al coordinatore del Polo dei musei scientifici Mauro Mariani di ripristinare una manifestazione così simpatica e di successo, capace di avvicinare con una formula non accademica e istituzionale schiere di giovani e di non esperti alla scienza.

In caso di mancata ricezione della mail di conferma o altri problemi nel firmare l'appello, scrivete una mail con i vostri dati a: info@lascienzainrete.it

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3 febbraio, 2010 da redazione

Commenti

#1 Niente Darwin Day? Ma perché?

ritratto di Guido Chiesura
12 febbraio, 2010 - 10:15 da Guido Chiesura

Sto cercando di capire perché quest’anno non ci sarà il Darwin Day al Museo di Storia Naturale di Milano, la cerimonia scientifica che ricorda l’anniversario della nascita di Charles Darwin. Dopo sei anni in cui, a metà febbraio, si poteva gustare l’atmosfera a un tempo seria e festosa di questo appuntamento, l’immersione in quella folla di giovani e meno giovani che riempivano sale, scale e corridoi del Museo, dopo sei edizioni di successo, vorrei capire perché quest’anno il Darwin Day è stato abolito.

Di solito si adducono motivi economici: tutti i Comuni hanno avuto tagli nei finanziamenti dal governo centrale. Suvvia, il contributo del Comune di Milano era di 10.000 euro, quello della Ragione Lombardia di 12.000 euro, non è una ragione valida, non posso pensare che la Regione più ricca d’Italia abbia difficoltà in quest’ordine di somme.

Devo scartare una ragione di scarso riscontro da parte del pubblico: veramente c’era gente seduta sulle scale durante le conferenze, spesso dette in lingua straniera, fino a sera tarda, e posso testimoniare che diversi oratori, specialisti delle varie discipline delle scienze naturali, o di filosofia e storia della scienza, venuti d’Inghilterra e dagli Stati Uniti mi hanno confessato il loro stupore per il livello scientifico degli interventi e per l’affluenza del pubblico, delle scuole soprattutto, impensabili nei loro Paesi. E devo dire che un poco, queste testimonianze, m’erano motivo d’orgoglio sciovinistico. Non mi capita spesso.

Dunque è un problema ideologico? E’ parte di una strategia di discredito della teoria che fa capo a Charles Darwin? Ma allora si organizzi una manifestazione di critica oppositiva, seria (se possibile) e tale da ottenere un pari consenso nazionale e internazionale.

Ma non credo si tratti di questo: penso piuttosto a problemi più prosaici di attriti interni o di lacci e lacciuoli burocratici. Se fossimo a questo punto, se a Milano in Comune o alla Regione o all’interno stesso dell’organico del Museo la situazione fosse questa, allora dobbiamo dire che si sta facendo grave danno alla città, in particolare alla sua popolazione giovane e culturalmente migliore, alla didattica e alla diffusione della scienza in generale. In quelle tre o quattro giornate di conferenze i giovani delle scuole che affluivano in massa, curiosi e festosi, avevano finalmente il beneficio di un contatto fresco, diretto e personale, con coloro che sono all’origine della diffusione scientifica, nazionale e internazionale, finalmente lasciata per alcuni giorni la frequentazione di internet, con quella pseudo-cultura di seconda mano, accozzaglia di nozioni ingerite senza elaborazione, un beverone da mandare giù e basta. Dalla loro attenzione ed eccitazione si poteva dedurre il grande beneficio culturale che ne avrebbero ricevuto, perché la loro era una disponibilità nuova, una ricettività partecipe. Si capiva che apprezzavano il fatto che si offrisse alle loro giovani menti un cibo genuino invece della solita busta congelata

Ci conforterebbe un segno tangibile di rimedio, una testimonianza concreta che Milano non ha imboccato quel declino che alcuni già paventano, che non si intende distruggere un centro di diffusione scientifica della massima eccellenza come è diventato il Museo di Storia Naturale di Milano. Ci ridiano altri Darwin Day. Ci diano qualche motivo valido per un poco di sano sciovinismo.

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