Il 12 marzo
1610, quattrocento anni fa, la modesta tipografia che Tommaso Baglioni possiede
a Venezia stampa, tirando 550 copie, il libro di un noto matematico fiorentino
che ha la cattedra presso l’università di Padova: Galileo Galilei.
Il libro si intitola, Sidereus Nuncius. Ed è davvero difficile
sopravvalutarne l'importanza. Potremmo riassumerne il valore semplicemente
dicendo che quel giorno, il 12 marzo 1610, può essere considerato come la data
di nascita della scienza moderna.
Uno dei dati fondamentali in cui ci si imbatte in cosmologia è la costante di Hubble, una grandezza che descrive il ritmo di espansione dell'universo. I valori più accurati provengono da studi sulle supernovae più distanti e sulla radiazione cosmica di fondo, ma alcuni ricercatori hanno trovato una tecnica tutta nuova che sfrutta le lenti gravitazionali.
Da quando Mars Reconnaissance Orbiter ha iniziato a fotografare Marte con la sua incredibile fotocamera possiamo cogliere dettagli della superficie del Pianeta rosso dell'ordine di un metro. Una precisione che ha permesso di scoprire che le dune marziane, sospinte dal vento, si spostano.
La costellazione di Orione racchiude numerose regioni di formazione stellare. Alcune sono molto famose tra gli osservatori del cielo, altre un po' trascurate ma non per questo meno spettacolari. Le recenti immagini diffuse dall'ESO fanno un po' di giustizia mostrando il delicato splendore di una di esse: NGC 1788.
Benché gli astronomi ritengano le comete tra gli oggetti più antichi del Sistema solare, finora non disponevano di nessun elemento concreto che potesse aiutarli a determinare in modo sicuro la loro vera età. Grazie al materiale della cometa 81P/Wild 2 raccolto dalla sonda Stardust, però, questa valutazione è finalmente possibile.
Non è un libro facile. E per fortuna: se Susskind, pur
grandissimo teorico ed eccellente divulgatore, sapesse presentare la fisica (e
anche un po’ la metafisica…) di un buco nero in un libro di facile lettura,
verrebbe un terribile complesso di inferiorità a chi (come me, per esempio)
cerca di capirla da decenni.
Tra i variegati raggruppamenti stellari che popolano una galassia, un ruolo davvero particolare lo rivestono gli ammassi globulari, sferici affollamenti di centinaia di migliaia di stelle - talvolta anche milioni - tra le più vecchie che si conoscano. Nella Via Lattea se ne contano circa 150, ma in un recente studio si sostiene che almeno un quarto di essi si sono formati da qualche altra parte.
ESO ha rilasciato una nuova immagine di NGC 346, la più luminosa regione di formazione stellare nella nostra galassia vicina, la Piccola Nube di Magellano, lontana 210.000 anni luce e situata verso la costellazione Tucana (il Tucano).
Non si vede e non si tocca eppure è lei, la turbolenza dell'atmosfera terrestre, l’incubo e il nemico numero uno per l’astronomia e i grandi telescopi al suolo di generazione presente e futura che ci permetteranno di portare a termine i più ambiziosi progetti scientifici e di spingere oltre il nostro sapere. Ma cosa ha a che fare la turbolenza dell'atmosfera terrestre con l’astrofisica e perché l’uomo ha convenienza ad osservare da terra nelle lunghezze d’onda dove l’atmosfera terrestre lo consente?