Delusi perchè i vostri tentativi nella corsa di resistenza non danno i risultati sperati? Non buttatevi a terra: probabilmente la colpa non è dell’allenamento, ma di natura genetica. Questo almeno sembrerebbe il risultato emerso da uno studio appena pubblicato su Physiological Genomics.
Un consorzio internazionale che ha coinvolto oltre 170 centri ai massimi livelli di tutto il mondo, ha individuato 13 nuovi loci legati alla glicemia a digiuno e alla produzione di insulina. Non tutti però sono legati al diabete.
Probabilmente qualcosa va
rivisto nei tradizionali test di datazione genetica che si basano
sull'analisi del DNA. Uno studio recentemente pubblicato su Trends in
Genetics e riguardante l'analisi del DNA mitocondriale di pinguini
morti migliaia di anni fa in Antartide, infatti, ha mostrato la
presenza di possibili pesanti errori di datazione.
Immagine del pattern di espressione di geni coinvolti nello sviluppo di embrioni, transgenici e non, di Drosophila melanogaster (moscerino della frutta). Ingrandimento 200x, microscopio confocale a fluorescenza.
All'inizio di novembre i media hanno dato ampio
rilievo alla
produzione in vitro di gameti a partire da
cellule somatiche. Riferendosi agli eventuali figli
prodotti dalla fusione dei gameti artificiali derivati da un unico
individuo, la stampa si è chiesta: "Ma chi saranno i genitori?" Ma è davvero questa la domanda cruciale? di VITTORIO SGARAMELLA
Dopo i risultati ottenuti dall'équipe di Maria Grazia Roncarolo al San Raffaele di Milano, un altro piccolo ma significativo successo riaccende le speranze sulle prospettive della terapia genica. Con il virus dell'AIDS, modificato in modo da diventare innocuo, un gruppo internazionale coordinato dai ricercatori dell'INSERM di Parigi è infatti riuscito a correggere il difetto responsabile dell'adrenoleucodistrofia legata al cromosoma X, una malattia rara, ma resa nota dal film L'olio di Lorenzo.
Ad armare la mano del gene responsabile di circa la metà dei casi clinici di sindrome del QT lungo, chiamato KCNQ1, è un altro gene, in sigla KCNQ1. La diversa penetranza del primo dipende infatti, almeno in parte, dalla presenza di varianti comuni dell'altro, che nelle persone normali inducono solo un lieve e ininfluente allungamento dell'intervallo QT all'elettrocardiogramma, ma che insieme ai difetti del primo fanno raddoppiare il rischio di sincope e morte improvvisa.
Antonio Torroni spiega come dallo studio del DNA mitocondriale è stato possibile ricostruire gli spostamenti delle popolazioni umane dalla loro origine.
Un gruppo di ricercatori coordinati da Giovanni Blandino, ha individuato una rete di geni, alcuni già famosi, come il p53, altri meno noti, che interagiscono tra loro per la formazione di nuovi vasi e quindi per garantire le forniture indispensabili alla sopravvivenza del tumore della mammella, alla sua diffusione e metastasi. Il lavoro è pubblicato oggi su Nature Structure Molecular Biology. di ROBERTA VILLA