A dirigere il programma di ricerca neurologica del nuovo Centro europeo di nanomedicina (CEN) presso il Campus IFOM-IEO di Milano sarà un ingegnere. E non è l’unico aspetto inconsueto di questa vicenda. Di curioso, per la realtà italiana, c’è anche che Francesco Stellacci abbia solo 37 anni e quindi, a un’età in cui i suoi colleghi si dibattono tra borse di studi e contratti a progetto, torni in Europa rinunciando alla conferma a vita come docente del Massachussetts Institute of Technology di Boston, dove lavora da più di dieci anni.
Piergiorgio Strata non ci sta. Seguito a ruota dal consiglio scientifico internazionale presieduto dal premio Nobel Torsten Wiesel ha infatti dato le dimissioni dall’European Brain Research Institute fondato nel 2002 e presieduto da Rita Levi Montalcini. Motivo? «Un’esigenza di trasparenza nella gestione dell’istituto e dei finanziamenti» ha dichiarato.
Giuseppe Nisticò, professore
ordinario di farmacologia e direttore del centro di Biotercnologie
farmaceutiche dell'Università Tor Vergata di Roma, ha preso possesso nei giorni
scorsi delle sue nuove funzioni di commissario dell’European Brain Research
Institute (EBRI), il centro internazionale di ricerca interamente dedicato alle
neuroscienze fondato a Roma e tuttora presieduto da Rita Levi Montalcini, 101
anni, Premio Nobel per la medicina e senatore a vita della Repubblica.
Il 19 settembre del 2008 a soli 9 giorni dall’iniezione dei primi fasci di particelle un incidente assai serio ha bloccato le operazioni di funzionamento del Large Hadron Collider, un acceleratore circolare di 27 km di circonferenza costruito al Centro Europeo per la Ricerca Nucleare (CERN, il laboratorio europeo dedicato alla fisica delle particelle) di Ginevra. di MARCELLA DIEMOZ
Continua l'epopea degli istituti di ricerca indipendenti in Italia, che lottano per la sopravvivenza in un'epoca di tagli e scarsità di risorse. Ora è la volta dell'EBRI, l' European Brain Research Institute fondato da Rita Levi Montalcini e ospitato a Roma dalla Fondazione Santa Lucia. L'accordo prevedeva che l'istituto avrebbe dovuto provvedere solo al pagamento delle spese, il cui carico si aggira intorno ai 500.000 euro l'anno.