La balbuzie avrebbe le sue radici nei lisosomi, le stazioni di demolizione e riciclaggio della cellula. In chi soffre di questo disturbo, ma non in chi parla senza difficoltà, si trovano infatti mutazioni ricorrenti in geni le cui proteine guidano i vari enzimi lisosomiali nel loro sito di azione. Lo hanno dimostrato alcuni ricercatori americani analizzando la regione genomica 12q23.3 di pakistani che soffrivano di forme familiari di balbuzie e di altre persone, senza difficoltà a esprimersi, che sono servite come controllo.
La sequenza 9p21 non si sporca le mani in prima persona, ma dà ordine ad altri di innescare i meccanismi che portano alla cardiopatia ischemica. Diversi studi genome-wide hanno associato alcuni polimorfismi di 9p21 a un maggior rischio cardiovascolare. Ma nessuno finora era riuscito a capire come questa zona del DNA, che non codifica per nessuna proteina, potesse aumentare la probabilità di avere un infarto.
Pare che la bufera sul caso di diagnosi pre-impianto approvato in Italia nei giorni scorsi (uno dei primi), e su cui speravamo di iniziare una discussione, si sia repentinamente calmata dopo una burrasca mediatica di qualche giorno. Ed è un peccato che sia così, perché il tema è proprio uno di quelli che meritano una discussione completa. Vediamo quindi di estendere un poco la provocazione, tenendoci strette le nostre convinzioni personali.
Come un assassino che lascia una traccia inconfondibile sul luogo del delitto, così i raggi ultravioletti del sole e il fumo di sigaretta firmano le mutazioni responsabili della trasformazione neoplastica delle cellule cutanee e polmonari. Lo suggerisce l’analisi del genoma di melanomi e microcitomi provenienti da diversi individui, condotta da ricercatori del Wellcome Trust Sanger Institute di Hinxton, vicino a Cambridge, in Gran Bretagna, partecipanti al Cancer Genome Project.
Salsabil, palestinese, è stata la prima nel 2000; a seguire altri 9 bambini provenienti da tutto il mondo, tra cui Valerio, italiano: erano tutti malati di immunodeficienza severa combinata da carenza di adenosina deaminasi (ADA-SCID) e ora vivono una vita normale grazie al protocollo di terapia genica sviluppato presso l'Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica (HSR-TIGET), a Milano. di MARIA GRAZIA RONCAROLO
Un gruppo di giovani ricercatori dell'Istituto Regina Elena di Roma, coordinate da Giovanni Blandino, ha individuato una rete di geni, alcuni già famosi, come il p53, altri meno noti, che interagiscono tra loro per la formazione di nuovi vasi e quindi per garantire le forniture indispensabili alla sopravvivenza del tumore della mammella, alla sua diffusione e metastasi.
La senescenza cellulare, balzata alla ribalta con l'assegnazione dei premi Nobel, è spesso un salva vita: le cellule invecchiate, infatti, sono meno prone a mutarsi in cancerogene. Queste e altre scoperte hanno fatto meritare al laboratorio IFOM di Fabrizio d'Adda di Fagagna il premio EACR. Ecco come il ricercatore racconta le sue scoperte. di FABRIZIO D'ADDA DI FAGAGNA
Un gruppo di ricercatori coordinati da Giovanni Blandino, ha individuato una rete di geni, alcuni già famosi, come il p53, altri meno noti, che interagiscono tra loro per la formazione di nuovi vasi e quindi per garantire le forniture indispensabili alla sopravvivenza del tumore della mammella, alla sua diffusione e metastasi. Il lavoro è pubblicato oggi su Nature Structure Molecular Biology. di ROBERTA VILLA
I maschi delle scimmie scoiattolo potranno vedere il mondo come le loro compagne, purché qualcuno li sottoponga allo stesso intervento di terapia genica a cui sono andati incontro due esemplari negli Stati Uniti.